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MONETA COMMEMORATIVA

CENTENARIO DELLA MORTE DI GIUSEPPE GARIBALDI

 Coniata dalla Zecca di Roma nell’anno 1982.

LEGISLAZIONE:   

LEGGE     21 novembre 1957, n. 1141

D.P.R.       09 settembre 1982

D.M.          13 giugno 1983

 

DESCRIZIONE

DIRITTO:

Profilo a destra di Giuseppe Garibaldi a capo scoperto. Leggenda circolare “REPVBBLICA ITALIANA” ed in basso, il nome dell’autore “SOCCORSI”.

 

ROVESCIO:

L’isola di Caprera e onde stilizzate circondate da un fregio.  A  destra,  in  alto,  la  scritta  “C. DI GIUSEPPE GARIBALDI”.* Nel campo, a sinistra, l’anno “1982”  e a destra, il valore “L. 500”  ed il segno di Zecca “R”. In fondo, il nome dell’autore “VALLUCCI”.

 

BORDO:

In rilievo, “REPUBBLICA ITALIANA”.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Metallo

Titolo

Diametro

Argento

835/ml. +/- 3/ml.

29 mm.

Peso

Valore

Zecca

11 gr. +/- O,055

£ 500

R

 

TIRATURA:

Nr. 192.999 in FDC

AUTORI:

Maurizio SOCCORSI e Mario VALLUCCI

 

* Città di Giuseppe Garibaldi.

                   

“CENTENARIO DELLA MORTE DI GIUSEPPE GARIBALDI”

Generale e patriota (Nizza 1807 – Caprera 1882).

Figlio secondogenito di Domenico e di Rosa Raimondi, giovanissimo cominciò a navigare prima con il padre e poi con altri armatori.

Nel 1833 incontrò a Marsiglia Giuseppe Mazzini che lo incaricò di entrare nella Marina di guerra piemontese per fare proseliti fra i marinai ed impadronirsi di una nave nel momento in cui iniziava la rivolta in Savoia. Fallito il tentativo, Garibaldi fu condannato a morte in contumacia. Riparò in Brasile e poi in Uruguay ed in Argentina. Giuntagli la notizia della rivoluzione di Palermo, nell’Aprile partì con parte della sua legione italiana, verso l’Italia, ove però Carlo Alberto accolse freddamente le sue offerte. Nel moto di indipendenza nazionale, Garibaldi ebbe il merito di fare entrare il popolo nel Risorgimento, valendosi della sua qualità guerriera e della sua generosità. Nacque così il volontarismo garibaldino. Caduta la Repubblica si rifugiò a San Marino eludendo la sorveglianza di quattro eserciti. Imbarcatosi a Cesena dovette sbarcare a Magnavacca (ora Porto Garibaldi) dove gli morì la moglie Anita. Dopo la pace di Villafranca (1859), Garibaldi accettò il comando dell’esercito toscano. Passò nell’Italia centrale per invadere lo Stato Pontificio. Il timore di una reazione francese convinse Vittorio Emanuele a dissuadere Garibaldi dall’impresa. Fu questo il primo contrasto tra Garibaldi ed il Re. Pervenutagli la notizia dei moti palermitani (Aprile 1860), dopo aver chiesto l’aiuto regio, raccolto un gruppo di volontari, il 5 Maggio salpò da Quarto. Rapidità, audacia e duttilità furono i capisaldi della sua spedizione le cui tappe furono Marsala, Calatafimi, Palermo, Milazzo, Messina, Reggio Calabria. Intanto, le province meridionali insorgevano una dopo l’altra. La conquista di Napoli, la battaglia del Volturno, l’incontro col Re a Teano, conclusero la folgorante campagna. Con l’incontro di Teano, i rapporti tra Garibaldi ed il Re migliorarono, mentre con il Cavour i rapporti continuarono ad essere tesi. La pazienza, la disciplina spontanea, il disinteresse di Garibaldi resero possibili al Re una serie di successi nel campo politico e militare: nulla di più significativo del leggendario “Obbedisco”. Riprese il vecchio piano di liberare Roma, ma fermato a Mentana fu arrestato dalle truppe francesi a Figline ove venne successivamente liberato e ricondotto a Caprera rimanendovi definitivamente dedicando gli ultimi suoi anni ad opere e fini vari.